Ultimamente guardando le pubblicità televisive ho notato delle ottime idee creative. A mio parere tra le migliori degli ultimi periodi quelle di Vigorplant (vedere per credere), la serie " La storia d'Italia secondo TIM" con Nerì Marcoré (qualche episodio meglio riuscito di altri) e Superinternet Cubovision sempre di Telecom, quella del ratto delle Sabine, per intenderci.
Due però sono gli spot che mi hanno colpito particolarmente in questi mesi. Sarà che sono diventata mamma da poco ma ho notato come il ruolo di "mamma" venga spesso utilizzato negli spot, ultimamente anche in ambiti dove normalmente non era uno dei soggetti diciamo "preferiti" (nulla a che fare quindi con prodotti quali pulizie di casa, pappe per bambini, pannolini, integratori alimentari, cibo ecc..).
Mi hanno interessato lo spot della Procter & Gamble "Thank you mom - London 2012" (QUI) e il nuovissimo spot di Enel "Milioni di attimi - soggetto parto" (QUI)
Il primo l'ho notato navigando su Facebook alcune settimane fa: tutti condividevano questo video sulla mamma. Pensavo fosse un video celebrativo del ruolo della mamma postato - non a caso - a cavallo della sua festa la seconda domenica di maggio. Incuriosita l'ho guardato e ho scoperto si trattava dello spot della nota azienda di beni di largo consumo. Uno dei rari casi di comunicazione istituzionale e non di prodotto della stessa creato in occasioni dell Olimpiadi di Londra. Lo spot è incentrato sul ruolo della mamma come la persona con il lavoro più bello del mondo ma più impegnativo, come colei che bisogna ringraziare perché ci sprona a crescere e ad essere migliori, il tutto con il claim finale "Fieri di sostenere tutte le mamme" dove, lasciate le emozioni del racconto, torna l'azienda che attraverso i suoi prodotti aiuta le mamme nelle incombenze di tutti i giorni.
Tale campagna istituzionale ha addirittura una pagina profilo di youtube dedicata (QUI) a dimostrare il grande successo che ha avuto e che continua ad avere. In Italia sono 3 gli spot della serie trasmessi:
La seconda l'ho vista in TV una sera mentre stavo facendo addormentare il mio bimbo. Subito mi ha colpito la colonna sonora (Always on my mind di Elvis Presley) e poi il racconto molto coinvolgente di una mamma che aspetta il suo bambino- dalle nausee al parto- attimi nella vita che non si possono scordare. Ero curiosa di capire di quale azienda fosse. L'azienda era Enel e con il claim finale "Quanta energia c'è in un attimo" diviene nota. Lo spot ideato da Saatchi&Saatchi è stato girato dal regista Benito Montorio e prodotto da Filmmaster Productions. Ci sono anche altri due soggetti: la laurea e la storia di un atleta di BMX.
Entrambe sono campagne istituzionali, come se le mamme siano in grado di dare credibilità non solo ai prodotti ma alle aziende stesse. Se le mamme sono davvero così importanti come queste aziende vogliono farci credere, allora perché spesso proprio le mamme sul luogo di lavoro sono discriminate? Perché le donne hanno retribuzioni mediamente più basse degli uomini a parità di mansioni? Perché decidere di diventare madre è considerato una perdita per l'azienda? Perché ancora oggi i datori di lavoro si permettono di dire a delle giovani "vedi di non rimanere incinta" o peggio fanno firmare delle dimissioni in bianco al momento dell'assunzione? Perché una donna con un figlio piccolo ha delle possibilità di essere assunta praticamente quasi nulle? Sono domande che oggi, ormai nel 2012, dobbiamo continuamente porci e non solo sdegnarci quando veniamo a sapere di queste situazioni ma lottare cosicché le donne possano vivere l'esperienza di essere madri come una scelta libera e non condizionata dalla società e dalla sua ottusità che trova nel mercato del lavoro il suo apice.
Spero che le aziende dei su citati spot abbiano un comportamento coerente con il messaggio che vogliono far passare. Di sicuro ce ne sono altre che appartengono a quelle con comportamenti che non aiutano né la donna né la società a progredire. Ed è forse anche per questo che l'Italia, paese che ostenta spesso il suo essere cattolico e a sostegno alla famiglia, continua a trovarsi in una situazione economica e sociale critica.
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